L’uso di trappole e i sistemi di cattura nei programmi di controllo dei roditori

01.10.2014

Premessa

Senza voler ripercorrere la storia della derattizzazione, vale la pena ricordare che ad un lungo periodo nel quale il controllo dei roditori veniva svolto quasi esclusivamente con l’utilizzo di esche rodenticide, a partire dagli anni ’90 si sono sempre più affermati gli accessori per la cattura come le trappole meccaniche e le superfici collanti (cartoncini e tavole). Le normative in materia di autocontrollo (Direttive CE n°93/43, D.L. 155/97 oggi sostituite dal Reg. CE 852/04 e dal Reg. CE 183/05) e i disciplinari di produzione controllata ed integrata (Standard IFS, AIB, BRC e norme volontarie in materia di qualità, ISO 9000; in materia di ambiente, ISO 14000 e in materia di igiene e tracciabilità, ISO 22000) hanno poi contribuito a limitare ulteriormente l’impiego delle esche rodenticide nelle filiere agroalimentari con particolare riferimento ai locali di produzione, lavorazione e stoccaggio. In tempi ancor più recenti alcune circolari del Ministero della Salute (Ordinanza Ministeriale del 18 Dicembre 2008 e successivi chiarimenti e integrazioni) hanno definitivamente regolamentato l’utilizzo delle esche rodenticide nell’ambito dei programmi di controllo svolti dalle aziende di servizi, ma ancor di più definito che, all’atto della commercializzazione di questi presidi medico chirurgici, i produttori dovranno inserire in etichetta alcune indicazioni che raccomandino l’utilizzo delle esche all’interno di appositi erogatori o contenitori.

 

I fattori che hanno contribuito alla diffusione delle trappole di cattura per i roditori

Le esche rodenticide restano ancora oggi il metodo maggiormente utilizzato per assicurare una eliminazione ed un contenimento delle infestazioni. Le nuove metodiche, influenzate dalle normative e dai disciplinari di cui al precedente paragrafo, inducono a gestire piani di controllo che prevedono l’utilizzo delle esche nelle aree esterne e nei territori, per controllare le infestazioni prima che i roditori entrino negli edifici. All’interno di locali e stabilimenti (soprattutto agroalimentari) vi è ormai la tendenza (e in regioni come la Toscana l’obbligo), di utilizzare solamente trappole di cattura. Le motivazioni che hanno portato a questo cambiamento sono riconducibili alle seguenti.

La volontà, sempre più diffusa nel fruitore del servizio, di limitare l’impatto ambientale di questi interventi. Togliere o limitare l’uso di esche rodenticide permette di ridurre la dispersione di sostanze chimiche nell’ambiente, perseguendo linee guida ispirate ai metodi di produzioni biologica, biodinamica ed integrata.
Eliminare, o comunque ridurre, il rischio di contatto fra sostanze chimiche e i prodotti destinati all’alimentazione umana o animale. Tale eventualità non è tanto riferita ai prodotti confezionati, ma soprattutto alle materie prime e ai semilavorati spesso esposti a questo tipo di contaminazioni lungo le filiere produttive (pieno campo, magazzini di materia prima, sistemi e mezzi di trasporto).
Eliminare il rischio che tali esche siano disponibili ad individui “non bersaglio”. In questo senso si citano ovviamente l’uomo ovvero i bambini ma, non secondariamente, mi riferisco agli animali, sia domestici che selvatici fra i quali sono compresi i cani e i gatti, ma anche le lumache, le formiche e altri piccoli esseri appartenenti a catene alimentari distanti dall’uomo, ma comunque di importanza faunistica elevata.
L’ultima motivazione che ha portato all’uso ormai prevalente delle trappole nelle industrie agroalimentari, nei centri di distribuzione alimentare e nelle comunità in genere è legato al comportamento dei roditori durante l’azione delle sostanze attive. Premesso che le esche rodenticide sono efficaci grazie alla presenza di una sostanza attiva anticoagulante che agisce nel corso di diverse ore, i roditori durante questo periodo tendono a comportarsi in modo anomalo, ingiustificato in completa atassia e quindi alquanto pericoloso. Dopo l’ingestione dell’esca possono ad esempio frequentare ambienti esposti anche in pieno giorno, portarsi a diretto contatto con superfici, merci e prodotti laddove, normalmente, non si sarebbero mai avvicinati, contaminando i reparti delle industrie alimentari oppure esporsi all’uomo nei locali dei centri di distribuzione e delle comunità in genere.

 

Le tipologie di trappola e i sistemi di cattura

Trappola a molla. Scatolina con ingresso munito di passaggio a bilancia. Gabbia con chiusura dell’ingresso azionata dall’infestante. Contenitore azionato a pressione o a peso.Cartoncini collanti.
Per la cattura dei roditori vi sono vari tipi di materiali posti in commercio. Le trappole per i roditori sono di tipo meccanico oppure di tipo collante. In base alla loro dimensione o “capacità di contenimento” possono definirsi multicattura o monocattura (cattura singola). Questa classificazione del tutto personale e probabilmente impropria agli esperti, permette anche di scegliere questi strumenti in termini pratici e in base all’operatività. Sono trappole meccaniche quelle costituite in materiale plastico, in ferro o in acciaio e comunque tali da resistere nel tempo a prescindere dalle condizioni ambientali del luogo ove sono utilizzate e, spesso, in grado di poter catturare gli infestanti più volte. Fra queste si ricordano trappole a molla o a scatto, scatoline con ingresso munito di passaggio a bilancia che impedisce il ritorno del roditore , gabbie e contenitori con chiusura dell’ingresso azionata dall’infestante , contenitori azionati a pressione o a peso che si aprono o si chiudono a scatto per catturare l’infestante all’interno .

 

mouse traptopo4

Fra le trappole a colla o vischio, troviamo principalmente superfici in cartoncino, plastica e legno (es. faesite) di diverse dimensioni sulle quali sono spalmate, a livello industriale, colle con caratteristiche e qualità tali da trattenere i roditori che vi passano sopra. Ulteriore classificazione che può consentire la scelta e la gestione dello strumento nei piani di controllo di questi infestanti è rappresentata dal numero di infestanti che riescono ad essere catturati. Pertanto abbiamo trappole multicattura o monocattura (cattura singola). A titolo esemplificativo le trappole a molla o scatto esplicano la propria azione in un solo momento mentre i contenitori permettono di catturare più infestanti nello stesso periodo. Piccoli cartoncini collanti (Fig. 5) possono catturare un roditore mentre superfici di maggiori dimensioni permettono più catture contemporanee. Questo aspetto agevola la strategia di utilizzo delle trappole collanti in base alle necessità, al livello di infestazione e alla frequenza dei controlli.

 

Obiettivi e limiti dei sistemi di cattura

Le motivazioni che hanno condotto le più attuali metodologie di derattizzazione ad utilizzare le trappole di cattura sono molteplici e le abbiamo precedentemente citate. È ormai senso comune, all’interno delle industrie alimentari, quello di utilizzare prevalentemente, o meglio ancora esclusivamente, le trappole di cattura. L’obbiettivo dei sistemi di cattura è quello di rimuovere l’infestazione nel minore tempo possibile per evitare che gli infestanti danneggino le merci e imbrattino gli ambienti. Per riuscire a togliere e/o ridurre drasticamente le infestazioni, occorre posizionare un adeguato numero di dispositivi, ma soprattutto collocarli nei punti di effettivo passaggio degli infestanti aspetto, quest’ultimo, che richiede una buona preparazione del tecnico, la conoscenza della biologia e dell’etologia degli infestanti e, infine, la conoscenza del luogo nel quale si interviene. Le trappole in commercio si differenziano e si rendono più o meno efficaci in base a diversi elementi, alcuni dei quali vengono di seguito elencati. Alcuni degli aspetti da considerare per le trappole collanti possono essere i seguenti:

  • devono presentare una adeguata superficie o supporto tale da evitare che l’infestante riesca a fuoriuscire;
  • le colle devono presentare caratteristiche di durevolezza e di omogeneità nel tempo, anche in condizioni proibitive di temperatura e umidità;
  • il criterio di spalmatura delle sostanze collanti deve assicurare la massima uniformità e una adeguata distanza dal bordo del supporto di cattura senza che quest’ultimo sia rialzato da terra
  • anche lo spessore della colla (quantità per mm2) deve essere adeguata in relazione alle dimensioni del roditore per il quale è indirizzata;
  • è preferibile l’uso di aromi o di attrattivi miscelati o affiancati alla spalmatura della colla. Considerazione del tutto personale è che questo elemento venga a perdere di significato qualora il riordino legislativo
  • imposto dalla CE sui biocidi imponga un protocollo di registrazione anche per gli aromi utilizzati nelle esche rodenticide. In tale caso gli aromi, qualora inseriti in sostanze o accessori destinati all’eliminazione di un organismo infestante richiederebbero costi tali di registrazione che potrebbero essere eliminati sia dalle esche, sia probabilmente dalle trappole.

Per quanto concerne le trappole meccaniche, alcuni degli aspetti sui quali soffermarsi possono essere:

  • le dimensioni e il disegno devono essere tali da permetterne comunque l’utilizzo nei vari ambienti di un edificio e in particolare vicino a passaggi e punti ristretti ed angusti, posti in altezza (controsoffittature e scaffalature), nonché frequentati da operatori, da carrelli elevatori e da macchine operatrici (aspiratori e lavasciuga);
  • i materiali devono essere tali da consentire all’operatore una facile pulizia interna ed un rapido asporto degli infestanti;
  • la trappola deve consentire un facile azionamento e soprattutto un controllo rapido ed accurato senza per questo doverla aprire;
  • il disegno e la struttura devono consentire una facile pulizia dell’area circostante ovvero agevolare il temporaneo spostamento della trappola;
  • qualora si tratti di dispositivi da posizionare a parete, l’apertura deve essere molto vicino al muro e permettere il facile ingresso dell’infestante;
  • dove possibile, deve essere previsto lo spazio per un adescante alimentare;
  • devono disporre di aperture basali utili all’allontanamento dell’acqua in caso di lavaggi o di posizionamenti esterni.

Per quanto concerne la pulizia delle trappole meccaniche durante la gestione dei piani di controllo, al momento della prima cattura, è sconsigliabile procedere a tale operazione ed è buona norma lasciare feromoni e tracce che, non essendo di allarme, pare facilitino le catture successive dei consimili (Capizzi e Santini, 2007). Il limite sull’utilizzo delle colle e che da molti anni è noto sia ai ricercatori (Süss, 1990) sia ai tecnici del settore è principalmente legato al modo in cui l’infestante viene eliminato e alle sofferenze che non sono proprio consone agli attuali principi di etica ambientale. Il tempo e il modo con i quali viene rimossa l’infestazione hanno portato a proibire l’impiego delle colle in diversi Paesi della UE e per ultima anche la Svizzera ne ha vietato l’uso nel 2008. Su queste tavole collanti vengono trovati animali non bersaglio come lucertole, gechi e volatili di piccola taglia (passeracei), eventualità che rende queste trappole per alcuni aspetti analoghe alle esche rodenticide. Va da sé che per indirizzare le trappole a colla verso i roditori infestanti queste debbano essere coperte o meglio ancora introdotte in contenitori o accessori che limitino il passaggio ai soli roditori. Posto che anche in Italia si attendono restrizioni sull’uso delle trappole collanti, anche per l’utilizzo delle trappole meccaniche è necessario introdurre alcune riflessioni. Trappole a scatto o a tagliola possono essere considerate metodi cruenti e pertanto soggette a ulteriori discussioni prima di una ampia diffusione fra le aziende di servizio. Le trappole conformate “a contenitore”, ovvero che trattengono l’infestante all’interno, sono quelle che al momento hanno maggiore diffusione ma che portano allo svolgimento di un servizio molto diverso rispetto al passato sul quale ci soffermeremo di seguito.

 

Criteri di utilizzo delle trappole di cattura

Tracce di passaggio di Rattus rattus.Portoni con fessurazioni basali.
Le trappole vengono utilizzate prevalentemente all’interno di edifici in quanto vanno posizionate laddove il tecnico abbia rilevato tracce di passaggio o di ingresso (Fig. 6) ed ancora dove si supponga la presenza o il passaggio dei roditori come ai lati di portoni con fessurazioni basali (Fig. 7). Piani di monitoraggio e controllo dei roditori all’interno di industrie alimentari devono prevedere l’utilizzo di simili dispositivi collocandoli ai lati di porte non perfettamente a tenuta o soggette a frequenti aperture come quelle dei locali di arrivo delle materie prime e di spedizione del prodotto finito. Un adeguato numero di trappole costituisce il sistema di controllo e di prevenzione dello stabilimento che non dovrà mai essere spostato e sul quale si ripeteranno i rilievi che andranno a costituire i dati di monitoraggio e la storicità necessaria all’azienda per dimostrare l’assenza o, in caso di positività, la cattura dei roditori da assumersi, quest’ultima, come indice di risoluzione del problema. Questo utilizzo può ritenersi ordinario. Le trappole sono invece utilizzate in situazioni di straordinarietà, ovvero collocate ed intensificate in alcune zone dello stabilimento nel caso di infestazioni in atto, siano esse evidenziate da osservazioni dirette del roditore o da sue tracce, sia motivate da consumi/assunzioni di esche rodenticide o virtuali nelle aree esterne. Diversi disciplinari di produzione emessi da associazioni di catene di distribuzione alimentare estere (BRC, IFS, AIB) e nazionali (Linee Guida COOP settore ortofrutta) richiedono azioni correttive di questo tipo in caso di presenza murina all’interno dei locali o di forti pressioni nelle aree esterne degli edifici utilizzando le trappole per una cattura tempestiva degli infestanti. Questo tipo di intervento correttivo richiede l’uso temporaneo di diverse trappole che potranno essere rimosse al termine di un periodo e di un certo numero di interventi senza alcun rinvenimento di roditori.
Nei sistemi ordinari di derattizzazione, l’uso delle trappole richiede una frequenza di controllo maggiore rispetto al passato. Con questi dispositivi gli interventi bimestrali o mensili sono da evitare e si raccomanda di pianificare interventi settimanali o almeno quindicinali aventi lo scopo di rimuovere l’infestante catturato. L’utilizzo sistematico delle trappole sta portando a necessità e tecnologie di altro tipo e certamente più “evolute” rispetto al passato.

 

Nuove tendenze costruttive per le trappole per la cattura dei roditori

In base a quanto esposto sinora, possiamo delineare alcuni sviluppi circa i requisiti dei sistemi di cattura e delle trappole utilizzate nelle industrie agroalimentari, negli allevamenti, nelle comunità, ma anche all’interno di “locali sensibili” come le centrali elettriche, i caveau delle banche, i ripetitori radiotelevisivi, i ripetitori telefonici. Rilievi settimanali o quindicinali sulle trappole portano ad una lievitazione dei tempi di lavoro e relativamente dei costi (anche nel caso di sinergie con il personale interno all’azienda committente). Per i motivi etici e di igiene già esposti, stanno trovando interesse sempre maggiore trappole e sistemi di cattura che permettano di avvisare il tecnico circa la presenza di una infestazione o cattura oppure consentano di evitare inutili sofferenze al roditore.
Sono ormai disponibili le trappole che dispongono di un meccanismo di cattura in grado di azionare un segnale radio o wireless. Questo segnale, giunto ad una centralina GSM avvisa il tecnico in tempo reale circa l’avvenuta cattura, mediante l’invio automatico di un messaggio telefonico (SMS). Questi potrà rimuovere più o meno tempestivamente il topo o il ratto catturati e prevederne anche la soppressione eutanasica con anidride carbonica, allineandosi in tal modo a quei principi di etica e di rispetto per l’animale già introdotti nel Nord Europa.
La trappola multicattura a doppio scomparto verticale per topi e per ratti che, adescata con prodotti alimentari, cattura ripetutamente gli infestanti all’interno del contenitore sottostante al piano di accesso ed assunzione dell’alimento. Questo dispositivo, da tempo diffusosi in Italia, dispone di un indicatore esterno del numero di catture e permette al tecnico, nei suoi abituali interventi, di rimuovere gli infestanti dal liquido disinfettante presente all’interno del dispositivo.
La trappola a cattura che, all’ingresso dell’infestante, aziona un meccanismo di introduzione di anidride carbonica gassosa all’interno del piccolo volume ed elimina in modo eutanasico il roditore. Anche in questo caso vengono quindi rispettati i principi e l’etica di cui ai paragrafi precedenti, limitandosi a rimuovere l’infestante e sostituire la trappola o la bombola di CO2 al momento dell’intervento ordinario.

 

Conclusioni

Se fino agli anni ’90 le derattizzazioni si basavano prevalentemente sull’utilizzo di Presidi Medico Chirurgici rodenticidi, a distanza di dieci anni possiamo ritenere che l’utilizzo delle trappole è, e sarà sempre più crescente nei prossimi anni. È comunque limitativo pensare alla diffusione di semplici trappole, le quali richiedono controlli frequenti che, se non sono svolti dall’azienda di servizi, necessitano del coinvolgimento del committente (fruitore del servizio) e non fanno che spostare da una parte all’altra i costi di manodopera. Nel contesto industriale ed in particolar modo quello alimentare e farmaceutico è necessario rimuovere con tempestività l’infestante catturato non solo per motivazioni etiche, quanto igieniche. La maggior diffusione di questi metodi di lotta porterà anche a definire meglio la gestione dei roditori catturati e il relativo smaltimento.


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