Dermatophagoides pteronyssinus, Sarcoptes scabiei, Argas reflexus

Gli Acari

Aracnidi di dimensioni piccole o molto piccole, per lo più da 0,5 a 2 mm; alcune forme scendono addirittura a 0,1 mm. Il corpo è articolato in proterosoma (segmenti cefalici e primi due segmenti pediferi) e isterosoma (terzo e quarto segmento pedifero più opistosoma). Il cuore è per lo più assente. Lo sviluppo postembrionale prevede uno stadio larvale privo del quarto paia di zampe. Le specie descritte, almeno 30.000, rappresentano sicuramente una minima frazione di quelle esistenti. Sono in prevalenza terrestri, ma numerose sono le forme d’acqua dolce (Idracari o Idrancelle); pochissime quelle marine. Molti acari sono parassiti di piante e animali.

Struttura

Gli Acari costituiscono il gruppo più numeroso e vario degli Aracnidi e uno dei gruppi di maggiore successo dell’intero mondo animale. Rispetto agli altri Aracnidi, con i quali presentano delle affinità un po’ oscure, sono caratterizzati dalla miniaturizzazione con la conseguente semplificazione di numerosi apparati e dalla diversa articolazione in regioni del corpo che perde la classica divisione in prosoma ed opistosoma. Negli acari si manifesta la formazione di una regione anteriore (proterosoma) includente i segmenti anteriori fino al secondo pedifero, mentre tutti gli altri metameri successivi si raggruppano in un isterosoma. Il proterosoma può a sua volta articolarsi in un gnatostoma come una sorta di capo, comprendente i metameri che portano le appendici boccali e in un successivo propodosoma, comprendente i primi due metameri pediferi. La forma del corpo è di regola breve, spesso convessa, a volte pressoché sferica.
La colorazione è estremamente varia come la consistenza dell’esoscheletro, molto flessibile, per esempio, nei Tetrapodili ma rigido come una corazza negli Oribatei, che assomigliano spesso a minuscoli coleotteri lucidi. Anche nei casi in cui il tegumento rimane flessibile, tuttavia, è frequente la formazione di uno scudo dorsale a protezione del propodosoma e alcuni scleriti ventrali.
I cheliceri sono formati da 2 o 3 articoli e possono terminare a chela o spesso prendono forma di stiletti simili ad aghi. I pedipalpi sono spesso palpiformi, con appendice sensoriale; raramente hanno struttura di appendice raptoria. Le zampe lunghe o molto lunghe, nei parassiti sono raccorciate.
La respirazione è cutanea nei Tetrapodili e negli Astigmati, tracheale negli altri Acari; gli stigmi sono comunemente metamerici e non sono mai ventrali.
L’alimentazione è molto varia, ma in genere costituita da fluidi: negli acari è presente una faringe aspirante. L’intestino medio è provvisto quasi sempre di ciechi tubulari, mancanti tuttavia nei Tetrapodili. Nei Prostigmati l’intestino medio è chiuso posteriormente e non comunica con l’ano, per cui l’animale non defeca.
L’escrezione segue le modalità più varie: molti acari sono privi di tubuli malpighiani, ma Holothyrus ne possiede due paia e un paio ne possiedono i Notostigmati e gli altri parassitiformi; in questi ultimi i tubuli malpighiani sono capaci di spostamenti all’interno del corpo dell’animale.
In Holothyrus e negli Argasidi è presente un paio di ghiandole coxali che sboccano presso le coxe del primo paio di zampe; nelle forme prive di ano vi è un tasca escretoria sul dorso; in qualche caso sono presenti dei nefrociti e spesso la funzione escretoria è assunta anche dalle cellule dell’intestino medio.
Il sistema nervoso è concentrato nel prosoma. Gli organi di senso possono essere rappresentati da setole sensoriali, tricobotri, da fossette sensoriali e da occhi, che possono essere 1 o 2 paia o mancanti. Caratteristici degli Ixodidi sono gli organi di Haller, fossette provviste di setole presenti sul tarso delle zampe anteriori e deputate alla chemorecezione.

Riproduzione e sviluppo

Gli Acari sono animali a sessi separati, non di rado partenogenetici. Negli Astigmati il maschio è provvisto di pene e le femmine, oltre al gonoporo, possiedono una fessura copulatrice che immette in un ricettacolo seminale; questo è connesso, mediante un dotto, con uno degli ovari, per cui la fecondazione è interna. In assenza di pene, l’inseminazione può prevedere l’uso di gonopodi (derivanti dai cheliceri) o con la formazione di spermatofore (Prostigmati).
Lo sviluppo postembrionale prevede tipicamente quattro stadi: larva, proto-ninfa, deuto-ninfa, trito-ninfa, adulto. Le larve sono esapode, mancando cioè del quarto paia di zampe; lo sviluppo può essere perciò definito anamorfico. La durata della vita è molto varia, da pochi giorni a qualche anno.

Ecologia

Con la sola eccezione dell’ambiente marino, in cui la loro presenza è del tutto marginale, gli Acari sono un gruppo ubiquitario. Molte specie sono legate ai vegetali o ad altri animali comportandosi da parassiti interni ed esterni, da commensali, da predatori.
Il limite più grande alla loro diffusione è legato alle loro ridotte dimensioni che rendono drammatico il problema della disidratazione. Pertanto questi animali evitano i luoghi con esposizione diretta al sole e all’aria asciutta. La loro struttura rivela spesso i particolari adattamenti delle singole specie:

  • gli ectoparassiti sviluppano di regola lunghi uncini ricurvi con cui si aggrappano ai peli o alle penne degli ospiti;
  • le Idracnelle presentano zampe provviste di frange natatorie;
  • gli endoparassiti hanno zampe ridotte di dimensioni o anche di numero.

Dal punto di vista alimentare gli acari si possono distinguere quattro categorie:

  1. I predatori sono molto attivi e veloci nei loro spostamenti. Fra le loro vittime vi sono spesso altri acari, come i dannosi Tetranichidi. Le Idracnelle si cibano di piccoli crosotacei. Questa categoria non disdegna di nutrirsi di carogne.
  2. Moltissimi sono fitofagi e pungono le cellule vegetali vive, soprattutto sulla pagina inferiore delle foglie, succhiandone il contenuto. I Tetrapodili, con le loro punture, causano la formazione di galle. Di resti vegetali in decomposizione si nutrono gli Orobatei, che rappresentano una delle più importanti componenti della fauna del suolo, in particolare della lettiera.
  3. Centinaia di specie vivono come commensali fra i peli dei mammiferi o le penne degli uccelli, nutrendosi di pelle desquamata, peli e secrezioni grasse.
  4. I parassiti possono attaccare sia artropodi (le larve di alcune Idracnelle attaccano della vari insetti acquatici) sia mammiferi e uccelli, come endoparassiti (l’acaro Scabbia) o come ectoparassiti ematofaghe (le Zecche).

 

Le Zecche

Le Zecche sono parassiti esterni delle dimensioni di qualche millimetro. Il loro ciclo vitale si sviluppa in tre fasi successive (larva-ninfa-adulto) che si possono svolgere tutte su uno stesso ospite oppure su due o tre ospiti diversi. Non sono molto selettive nella scelta dell’organismo da parassitare, ma possono scegliere diverse specie animali dai cani ai cervi, agli scoiattoli fino all’uomo.
In Italia sono presenti due famiglie di Zecche: quella delle Ixodidae (Zecche dure) e quella delle Argasidae (Zecche molli). Le Zecche dure hanno un caratteristico scudo dorsale chitinoso e in Italia comprendono 6 generi: Ixodes, Boophilus, Hyalomna,Rhipicephalus, Dermacentor, Haemaphysalis. Le Zecche molli, sprovviste di scudo dorsale, sono presenti con due generi: Argase Ornithodorus.
Le Zecche necessitano di pasti di sangue per completare il loro sviluppo e ciclo riproduttivo, ma possono resistere per lunghi periodi di tempo a digiuno assoluto. La loro attività è massima, nei Paesi a clima temperato, nel periodo maggio-ottobre. Il pasto di sangue, durante il quale la zecca rimane costantemente attaccata all’ospite, si compie nell’arco di ore per le Zecche molli, di giorni o settimane per le dure.
L’habitat preferito è rappresentato da luoghi ricchi di vegetazione erbosa e arbustiva, con microclima preferibilmente fresco e umido, ma le zecche possono trovarsi anche in zone a clima caldo e asciutto o dove la vegetazione è più rada. La loro presenza, infatti, dipende essenzialmente dalla presenza sul territorio di ospiti da parassitare e quindi luoghi come stalle, cucce di animali epascoli sono tra i loro habitat preferiti.
Con l’inizio della bella stagione le Zecche abbandonano lo stato di letargo invernale e si avviano alla ricerca di un ospite da parassitare. Nei mesi primaverili ed estivi (da aprile ad ottobre) è quindi più frequente cadere vittima del cosiddetto “morso da zecca”. Il morso della zecca non è di per sé pericoloso per l’uomo; i rischi sanitari dipendono invece dalla possibilità di contrarre infezioni trasmesse da questi animali in qualità di vettori. Le malattie trasmesse da Zecche sono, nell’ambito delle malattie da vettore, seconde per rilevanza epidemiologica solamente al gruppo di patologie trasmesse dalle Zanzare. L’eziologia di queste malattie da vettore comprende diversi microrganismi: protozoi, batteri e virus. Le patologie infettive veicolate da Zecche che presentano rilevanza epidemiologica nel nostro Paese sono:

  • rickettsiosi;
  • borreliosi di Lyme;
  • febbre ricorrente da Zecche;
  • tularemia;
  • meningoencefalite da Zecche;
  • ehrlichiosi;

La maggior parte di queste malattie può essere diagnosticata esclusivamente sul piano clinico, ma una pronta terapia antibiotica, nelle fasi iniziali, è generalmente risolutiva in particolar modo per le forme a eziologia batterica. Solo raramente (fino al 5% dei casi) e nei soggetti anziani o nei bambini queste infezioni possono essere pericolose per la vita.
Le Zecche non saltano e non volano sulle loro vittime, ma si appostano all’estremità delle piante aspettando il passaggio di un animale o di un uomo. Grazie all’anidride carbonica emessa e al calore dell’organismo, questi acari avvertono la presenza di un eventuale ospite e vi si insediano conficcando il loro rostro (apparato boccale) nella cute e cominciando a succhiarne il sangue. Il morso è generalmente indolore perché emettono una sostanza contenente principi anestetici. Generalmente rimangono come parassiti nell’organismo dell’ospite per un periodo che varia tra i 2 e i 7 giorni e poi si lasciano cadere spontaneamente.

Prevenzione

Esistono alcune precauzioni per ridurre significativamente la possibilità di venire a contatto con le Zecche, o perlomeno per individuarle rapidamente prima che possano trasmettere una malattia. Coloro che si apprestano a recarsi in aree a rischio dovrebbero:

  • vestirsi opportunamente, con abiti chiari che rendono più facile l’individuazione delle Zecche, coprire le estremità, soprattutto inferiori, con calze chiare (meglio stivali), utilizzare pantaloni lunghi e preferibilmente un cappello;
  • evitare di toccare l’erba lungo il margine dei sentieri e non addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta;
  • terminata l’escursione, effettuare un attento esame visivo e tattile della propria pelle e dei propri indumenti al fine di rimuovere le Zecche eventualmente presenti; essi si localizzano preferibilmente sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia e sui fianchi;
  • trattare gli animali domestici (cani) con sostanze acaro repellenti prima dell’escursione;
  • spazzolare gli indumenti prima di portarli all’interno delle abitazioni;

Se individuate sulla pelle, le Zecche vanno prontamente rimosse perché la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite. Bisogna comunque tenere presente che solo una percentuale di individui è portatore di infezione.

Rimozione delle Zecche

La rimozione di una zecca deve essere eseguita utilizzando una pinzetta a punte sottili, strumento con il quale si deve afferrare l’animale il più vicino possibile alla pelle esercitando poi una leggera trazione, cercando di imprimere contemporaneamente movimento rotatorio. Durante la rimozione bisogna prestare la massima attenzione a non schiacciare il corpo della zecca per evitarne il rigurgito ed aumentare quindi la possibilità di trasmissione di agenti patogeni. Una volta rimosso l’artropode è necessario procedere alla sua distruzione (possibilmente bruciandolo) ed eseguire una accurata disinfezione della cute, meglio se con un disinfettante non colorato. Spesso il rostro può rimanere all’interno della cute: in questo caso deve essere estratto con un ago sterile.
È buona norma evitare di toccare a mani nude la zecca nel tentativo di rimuoverla, piuttosto proteggendole con un paio di guanti monouso.

Cosa non fare

Durante la rimozione della zecca è bene evitare l’utilizzo di alcool, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, né oggetti arroventati, al fine di evitare che la sofferenza indotta nell’animale possa provocarne il rigurgito di materiale infetto.
Alla rimozione della zecca dovrebbe seguire un periodo di osservazione della durata di 30-40 giorni per individuare la comparsa di eventuali segni e sintomi di infezione. Se dovesse comparire un alone rossastro che tende ad allargarsi oppure febbre, mal di testa, debolezza, dolori alle articolazioni, ingrossamento dei linfonodi, è importante rivolgersi al proprio medico curante.
La somministrazione di antibiotici per uso sistemico nel periodo di osservazione è sconsigliata perché può mascherare eventuali segni di malattia e rendere più complicata la diagnosi. Nel caso in cui, per altre ragioni, fosse necessario iniziare un trattamento antibiotico, è opportuno impiegare farmaci di cui sia stata dimostrata l’efficacia sia nel trattamento delle rickettsiosi che delle borreliosi.

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