Pipistrelli e lotta alle Zanzare

10.06.2014

Negli ultimi tempi sono apparse sui giornali italiani svariate notizie riguardanti Amministrazioni locali che hanno deciso di promuovere l’istallazione di nidi artificiali per pipistrelli al fine di sostenere la lotta biologica alle zanzare, in special modo alla Zanzara Tigre.
A seguito di ciò, l’Associazione Nazionale Tecnici Entomologia Applicata (ANTEA) ha deciso di divulgare una nota informativa sull’argomento basata su dati scientifici.

Pur considerando degna della massima stima e di tutto il nostro sostegno ogni iniziativa volta a proteggere questi mammiferi, in quanto minacciati e importanti elementi di molti ecosistemi, esistono varie scuole di pensiero sulla loro effettiva utilità nella lotta alle zanzare. Da un lato c’è chi sostiene che i pipistrelli siano degli sterminatori di zanzare, dall’altro chi propende per tesi meno sensazionalistiche.

Ma vediamo, innanzi tutto, i dati scientifici. Tutti i pipistrelli europei sono insettivori, pur mostrando abitudini alimentari molto varie. Ad esempio alcuni cacciano insetti in volo, altri quelli posati al suolo o sulle foglie. La taglia degli insetti cacciati può inoltre variare con quella del predatore.
In ogni caso non hanno un regime alimentare specializzato: si tratta più che altro di cacciatori opportunisti che si nutrono di qualsiasi specie consona alla loro dieta presente nell’areale di caccia. Generalmente non prediligono le zanzare in quanto queste, salvo rari casi, non formano grossi sciami e non sono in grado di fornir loro grandi quantità di proteine. Studi effettuati in Germania (Arnold et al., 2000) confermano come le zanzare non siano elementi fondamentali della dieta dei pipistrelli (meno del 5%). Altri studi parlano di un contenuto stomacale di zanzare pari a meno del 1% (American Mosquito Control Association, 2009).

Prove fatte rilasciando pipistrelli in grandi stanze colme di zanzare dimostrano che un pipistrello può nutrirsi di migliaia di zanzare per notte, ma in natura è impossibile che un pipistrello incontri solo zanzare, anche nelle zone dove sono davvero tante.
Inoltre, una popolazione di insetti non ha grosse difficoltà a compensare le perdite dovute alla predazione di adulti, sia che questa avvenga per mezzo di pipistrelli, sia da parte di altri predatori come uccelli, rane, ragni, ecc. Infatti, la popolazione di molti insetti, tra cui le zanzare, si misura in termini di milioni d’individui per chilometro quadrato, talvolta di centinaia di milioni. Per cui la predazione di adulti risulta praticamente ininfluente (Corrigan, 1997). Diverso è il discorso che riguarda le larve, concentrate nel tempo e nello spazio: qui il controllo biologico può avere un ruolo decisivo. Ma i pipistrelli non si nutrono di larve di zanzara, in quanto queste sono organismi prettamente acquatici.

Venendo ai fatti, il recente interesse ai nidi artificiali per i pipistrelli ha illustri e ben più consistenti precedenti. Negli anni ’20, in Texas, furono costruite addirittura delle “bat tower” con l’intento di contrastare la malaria con metodi naturali (Campbell, 1925). Queste vere e proprie torri erano in grado di ospitare migliaia di pipistrelli e in alcuni casi riuscirono ad ospitarli davvero. Ma le zanzare non diminuirono per nulla ed il progetto fu abbandonato. Infine, vi è il discorso riguardante la Zanzara Tigre. Questa specie ha abitudini tipicamente diurne, mentre i pipistrelli cacciano durante la notte. Quindi la presenza contemporanea nell’ambiente di prede e predatori è assai limitata.

In conclusione, pur guardando con simpatia la lodevole iniziativa intrapresa da molte Amministrazioni che hanno voluto “dare una casa” ai pipistrelli, soprattutto per il suo valore educativo, non reputiamo corretto che questa debba essere presentata come la risposta risolutiva all’eccessiva proliferazione di zanzare nelle nostre città. La via che può portare ad un miglioramento dell’attuale situazione è molto più impervia e passa attraverso un approccio globale del problema che metta in primo piano le operazione di prevenzione e lotta larvicida. L’unica possibilità di successo deve infatti prendere in considerazione l’eliminazione dei focolai di sviluppo larvale e la contemporanea disinfestazione, con tecniche il più possibile ecocompatibili, di quelli ineliminabili.


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